Essere Blogger

Bloggo — o “scrivo in un blog” che dir si voglia — esattamente da quando esistono i blog. Un’affermazione che la dice lunga. Il mio blog di turno mi appare oggi come un’entità quasi mitica, spostata di volta in volta da una piattaforma all’altra a seconda delle esigenze estetiche e logistiche che di volta in volta affioravano.

Perché parlo di blogging? Semplice: perché il social networking, almeno qui in Italia, sembra aver disintegrato quel tipo di comunicazione diffusa in rete (chiamiamola così). Una forma di comunicazione che però io difendo e vorrei riproporre, rilanciare, promuovere…

Cosa significa, per me, scrivere in un blog? Partendo dal fatto che un blog è (o dovrebbe essere) un sito in forma di diario, penso che il suo valore aggiunto si identifichi nella sua sovrapponibilità rispetto all’esistenza dell’autore. In altre parole, l’efficacia di un blog sta esattamente in questo: l’informazione tramite compilazione quotidiana. Se ci pensiamo, la parola giornalismo — e il blogging delle origini era pieno zeppo di giornalismo e giornalisti più o meno professionisti — è in fondo a sua volta sovrapponibile con l’inglese journalism, cioè journal, cioè diario. Da qui possiamo dedurre una definizione:

Un blog altro non è che un diario ipertestuale, con possibile aggiunta di elementi multimediali. Compito del blogger è di esprimere qualcosa tramite tre modalità integrate: scrittura in senso lato, collegamenti ipertestuali e materiali multimediali.

Questa definizione, a mio avviso, non può evitare quello che credo possa definirsi come immediato corollario:

Un blog (fatto come si deve) non può non essere un’espressione fortemente autoriale, dove per autore intendiamo non solo un individuo che esprime qualcosa, ma anche e soprattutto un compositore con una voce esteticamente, stilisticamente e creativamente riconoscibile.