Analogicamente Digitali e Retronautici

Un certo Slave Zombie ha compilato questo esauriente compendio di blog che utilizzano la scrittura analogica strettamente dattilografica come strumento espressivo. Interessante corrente di pensiero.

I corrieri cosmici degli anni settanta, nella loro versione britannica, hanno sempre avuto una vena tra il gotico soprannaturale e il nostalgico rurale. Lo sanno quelli della geniale etichetta Ghost Box, autentico scrigno discografico delle meraviglie per chi ha avuto modo, generazionalmente parlando, di vivere questi mondi musicali ora dimenticati. La loro scuderia propone progetti e artisti a dir poco sopraffini per originalità e a volte sconcertante aderenza ai modelli della BBC d’annata. Tra questi, Belbury Poly. Assaporiamoci questa oscura esperienza tra cieli alieni e megaliti…

in Arte | 119 Words

Use Your Hands (Mai Manifesto Creativo Fu Più Sintetico ed Esatto)

Oggi la creatività è implicitamente ostacolata dalla ritmica del tempo. Abbiamo bisogno di nuovi spazi, di nuovi vuoti che però, di contro, ci vengono altrettanto implicitamente negati. Ergo, la nuova creatività si sviluppa in isole estemporanee, fatte di locali dotati di connessione internet e cornici da una quindicina di pollici che sono i nostri laptop portatili. Nuovi vuoti… Ma non solo: abbiamo infatti bisogno di un recupero della manualità analogica, della carta e dell’inchiostro; direbbe Austin Kleon, del metterci le mani.

Personalmente giro sempre con un mini notes, per catturare idee in modo diretto e immediato. Sono pure io, per forza di cose, dipendente dal mio smartphone, ma no, non scriverò mai una poesia utilizzando la microscopica tastiera del medesimo.

Animali e Civiltà (Poema o Comizio)

ANIMALI E CIVILTÀ (POEMA O COMIZIO)
by Filippo Albertin

La vastità delle persone è per noi invisibile,
ma intuibile.
Intuibile dai loro racconti.
Le persone sono pura vastità appunto invisibile:
vediamo loro, ma non la loro vastità.
Se oltre a vederla, questa loro vastità,
potessimo toccarla,
semplicemente non saremmo quello che siamo.
Non saremmo quello che siamo.
Ciascuno di noi, ciascuno di voi, ciascuno di loro,
e di tutti,
ha una sua personale vastità.
Ci sono vastità normali, anormali, subnormali;
ci sono vastità di tutte le forme e i colori,
alcune effettivamente immense,
altre minime, o microscopiche, o microbiche.
Ma tutte sono vastità incommensurabili.
Ebbene, come artista ho deciso di illustrare
le mie vastità,
in modo tecnico, e non in modo umano.
(In fondo continuiamo ad essere animali
resi crudeli dalla civilizzazione.)
Non potendo essere quello che sono,
ho deciso di essere quello che in pochi sono:
l'illustrazione della propria vastità.

Schiaffi d’Arte

La parola “slam” è traducibile in italiano col sostantivo “schiaffo”, ergo la poesia “slam” potrebbe essere identificata con la perifrasi poesia a schiaffo o poesia che schiaffeggia. Si tratta di una cosa violenta, necessariamente affiancabile a certe manifestazioni suburbane tipo il rap? Forse in parte. Di certo non completamente. Se ci pensiamo, lo schiaffo è una modalità espressiva, una blanda violenza espressa per ragioni educative, empatiche, di coinvolgimento.

Con questa idea di sfondo mi piace proporre questa bella performance di questo importante nome della slam poetry statunitense. Si sente molto l’influsso di Allen Ginsberg.

in Arte | 100 Words

A Poem For You Brenna

In tema di slam poetry (ebbene sì, ho inserito anche questa particolarità nei moduli di insegnamento creativo mediato dal ritmo non posso fare a meno di propinarvi questa cosetta. Un semplice frammento, ma sentito.

FOUR LINES FOR BRENNA
by Filippo Albertin

Brenna parla, Brenna parla, Brenna parla, parla e gesticola.
Brenna gesticola, gesticola ancora,
quel tanto che basta per rendere la sua parola,
la sua sola parola, uno spettacolo.

in Arte | 77 Words

La Chiamo Sindrome da Iper-Connessione

Se dovessi descrivere in modo sintetico la sensazione che ho del nostro presente “super-tecnologico” (per definizione) non potrei fare a meno di citare questa espressione: sindrome da iper-connessione. Come descriverla? Semplice: la continua sensazione di valere di meno, o di perdersi qualcosa, nell’intervallo in cui si è disconnessi dal web.

Non dico che questa sensazione ci accompagni continuamente. Per esempio, non credo che riguardi le ore notturne (anche se non sono esattamente certo di quanto questo possa valere per tutti). Ma certamente è una sensazione che riguarda la nostra giornata, e che si esprime chiaramente nella percepita “necessità di rete” ormai ampiamente rappresentata da applicazioni quali WhatsApp e Instagram.

La domanda vera, la domanda utile, è però un’altra: questa necessità è una percezione inattendibile o una realtà oggettiva? La questione è piuttosto spinosa. Ogni giorno, è vero, riceviamo decine e decine di inviti, risposte, like e simili che si rivelano piuttosto inutili. Ma in mezzo a questa accozzaglia di dettagli oziosi siamo certi che non si arrivi mai a distillare qualcosa di anche molto, molto utile? Non penso. Questa certezza non c’è, per il semplice fatto che oggi l’era dell’informazione è diventata era dell’iper-informazione, dello spam, del numero esorbitante che diviene metodo di azione da parte della collettività che ci circonda. Un messaggio singolo può rivelarsi utilissimo, e siccome il messaggio di cui parliamo è quasi sempre mediato dalla rete, il gioco è fatto: dobbiamo restare sempre connessi. Non solo: dobbiamo restare sempre più connessi, connessi con forza crescente, dunque, si direbbe, iper-connessi. Non può sfuggirci nulla, e quindi dobbiamo connetterci il più possibile a un nostro concetto di tutto attuale e potenziale.

Morale della favola: bramiamo a una connessione sempre più fitta e capillare. Una connessione che però non è connessione col nostro territorio, ma con una versione “etichettata” di concetti che il territorio globale rappresenta. Eppure noi continuiamo ad essere nel territorio. Non ci siamo trasformati in bit vaganti lungo autostrade informatiche. No, siamo ancora membri della specie sapiens sapiens, che camminano ben piantati su di una superficie governata dalla forza di gravità.

Questo significa che dovremmo disconnetterci? No, penso di no. Questo significa che dobbiamo capire quanto la rete sia solo un mezzo, uno strumento, un tessuto connettivo in grado di mediare altre forme di connessione, che però sono quelle classiche, oggettive, non virtuali.

Pensiamoci…

Telegram VS. WhatsApp

Quella del first mover è una storia antica. In certi ambiti (non in tutti, e non sempre) chi si è mosso per primo mantiene un certo monopolismo per pura inerzia. Quanti di voi utilizzano Telegram? Pochi, molto pochi. Forse addirittura non sapete cosa sia. Eppure Telegram è un’alternativa a WhatsApp (e simili) molto, molto migliore, per svariate ragioni. Ragioni ribadite peraltro da moltissimi utenti.

Eppure WhatsApp è ancora molto più diffuso. Perché? Appunto, per il semplice fatto che ha avuto tutto il tempo per diffondersi e diventare una sorta di standard nonostante la “qualità” inferiore. Insomma, lo usiamo perché sono ancora in troppi a usarlo!

Le ragioni per usare e preferire Telegram sono varie e tutte validissime. In Telegram sono @philalbert e utilizzo il mio spazio anche per dare consigli creativi, come in un vero e proprio social network mediato dalla rete telefonica. L’invito è dunque semplice: passate a Telegram, punto e basta.

Post e Presentazione

Ho scelto di avere un ennesimo blog perché non avevo uno spazio alternativo con le medesime caratteristiche di un blog, appunto, ulteriore a quelli che già ho (e sono molti). Infatti vorrei qui approfondire le cose che per varie ragioni, da quella tematica a quella più banalmente formale, non posso approfondire altrove.

Mi piacerebbe che questo blog somigliasse ai blog che si tenevano qualche tempo fa. Un blog fresco e spontaneo come un composition book pieno di idee.

Ma andiamo con ordine. Innanzitutto, chi sono? La versione più stringata per una presentazione suonerebbe: sono un musicista (pianista, tastierista, compositore) e didatta musicale impegnato in progetti creativiPer saperne di più, ecco il mio curriculum aggiornato. In questo spazio, però, voglio essere solo un blogger appassionato che parla diffusamente un po’ di tutto.

Ergo, buona lettura.